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Più alto il prezzo per regolarizzare le case fantasma. Ici e Irpef vanno pagate dal 2007

Lo Stato alza la posta sulle case fantasma. Dopo le supersanzioni legate al federalismo municipale, tocca al milleproroghe: il maxiemendamento votato dal Senato concede sì un mese in più ai proprietari per mettersi in regola - dal 31 marzo al 30 aprile - ma addossa ai ritardatari quattro anni di imposte arretrate, con l'aggiunta di sanzioni e interessi.

Risultato: a maggio i funzionari dell'agenzia del Territorio cominceranno le operazioni a tappeto per attribuire una rendita presunta agli edifici non ancora accatastati, e gli effetti fiscali decorreranno dal 1º gennaio 2007, a meno che il titolare non riesca dimostrare in qualche modo che l'edificio è stato costruito dopo il 2006 (ad esempio, recuperando la Dia o il permesso di costruire, o magari usando bollette e contratti per luce, acqua e gas).

Questo ribaltamento di prospettiva si abbinerà a uno snellimento dell'iter di notifica: le rendite saranno affisse nell'albo pretorio di ogni Comune, con avviso pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, e potranno anche essere visionate negli uffici e sul sito internet dell'Agenzia.

Il conto varierà caso per caso, ma sarà salato. Ad esempio, il proprietario di una villetta non accatastata nelle campagne laziali - usata come seconda casa per il fine settimana - dovrà pagare Ici e Irpef dal 2007 al 2010: il tutto per un totale che lievita fino a 7.500 euro, anche definendo l'accertamento senza ricorso (si vedano gli altri esempi nel grafico qui a destra).

Dal particolare al generale, si può calcolare che siano in gioco circa 765 milioni di euro tra imposte arretrate, interessi e sanzioni, che diventano 915 milioni conteggiando anche l'Ici e l'Irpef dovute per il 2011. A questo risultato si arriva partendo dalle ultime stime, secondo cui a fine aprile rimarranno ancora 800mila situazioni anomale da esaminare su un totale di 2 milioni individuate dal Territorio incrociando foto aeree e mappe del catasto.

Proiettando sulle ultime particelle catastali i risultati della prima campagna di accertamenti, si possono stimare il numero, la tipologia e la rendita media degli edifici fantasma: 160mila abitazioni, 140mila magazzini, 115mila garage e 50mila immobili di tipo diverso. Da qui il totale di 765 milioni: un importo che farebbe molto comodo all'erario statale e alle casse comunali, ma che - comunque - non va considerato come un dato acquisito.
Prima di tutto, si tratta di vedere se i sindaci cominceranno a riscuotere il dovuto e a coltivare la propria base imponibile; cosa che finora è successa raramente, soprattutto nelle zone ad alta densità di violazioni, come le province di Avellino, Benevento, Vibo Valentia, Nuoro, Viterbo e Potenza, dove ci sono più di 100 segnalazioni ogni mille abitanti. Inoltre, bisogna considerare che molte case fantasma sono costruite su terreni di proprietà altrui (emigranti o persone defunte da decenni senza che nessuno abbia fatto le volture), con la conseguenza che potrebbe rivelarsi difficilissimo risalire al soggetto "giusto". La pubblicazione sull'albo pretorio del Comune risolve il problema della notifica, ma la riscossione - in qualche caso - potrebbe essere una strada impraticabile.

Tutta questa partita, poi, si intreccia con le sanzioni irrogate dal Territorio, che si aggiungono a quelle del fisco in caso di immobili non dichiarati. La normativa attuale fissa un range da 258 a 2.066 euro. L'ultima bozza del decreto sul federalismo municipale, però, ipotizza di moltiplicare per quattro le sanzioni e ne assegna il 75% ai sindaci: la posta per i Comuni, quindi, va da 380 milioni a 3 miliardi di euro (si veda Il Sole 24 Ore del 31 gennaio scorso).

Anche in questo caso, però, alzare la posta in palio servirà a poco se i protagonisti non cambieranno stile di gioco. Gli stessi amministratori che hanno assistito senza battere ciglio alla proliferazione delle case fantasma presto dovranno decidere se demolire gli abusi edilizi o fingere di non vederli (almeno nel caso dei più lievi) per incassare le imposte.