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Giardino edificabile: no all'Ici solo se si dimostra che è una vera pertinenza dell'immobile
La pertinenza di un immobile, per esempio il giardino di un edificio, non può essere assoggettata all'Ici soltanto perché sorge su un'area fabbricabile. Ma se il contribuente vuole evitare di pagare l'imposta deve provare in modo rigoroso il vincolo di asservimento che lega l'area verde al bene principale. Lo precisa la sentenza 22129/10 della Cassazione.
Il caso
La disposizione della legge 248/05, invocata dal Comune, chiarisce che ai fini Ici risulta fabbricabile ogni area che può essere utilizzata a scopi edificatori in base agli strumenti urbanistici indipendentemente dall'adozione dei piani attuativi. Risultato: in una porzione immobiliare possono ben convivere il carattere dell'accessorietà e quello dell'edificabilità. E il fatto che un bene risulti pertinenza di un altro rende irrilevante ai fini Ici il regime di fabbricabilità ed esclude la tassazione.
Il punto è - e qui l'ente locale ha ragione - che deve essere il contribuente a dimostrare la reale esistenza di un rapporto di asservimento tra il giardino che sorge su terreno edificabile, ad esempio, e l'edificio adibito ad abitazione. Servono elementi di fatto, specialmente quelli provenienti dal Catasto. E bisogna tenere presente che la prova sarà valutata con maggiore rigore rispetto a quella richiesta nei rapporti di tipo privatistico: la scelta pertinenziale non può avere valenza tributaria se non è giustificata da veri motivi, economici o estetici che siano, perché altrimenti ha l'unico obiettivo di eludere il prelievo fiscale.
L'edificabilità di un'area le conferisce un plusvalore: affinché questo surplus risulti sterilizzato, allora, è necessario che la destinazione a pertinenza di un immobile sia non solo durevole ma anche non facilmente rimovibile. Insomma: non basta un collegamento materiale che può essere eliminato a piacimento. La simulazione di un rapporto di asservimento per risparmiare sulle imposte costituisce un abuso del diritto. Sarà il giudice del rinvio a mettere la parola "fine" alla vicenda.
- FONTE: 17/12/2010 La Stampa
